I
Era uno di quelli.
Quelli che quando scendono da un mezzo pubblico dicono arrivederci. Arthur ci pensava sempre, e non riusciva a capire perché certa gente scendesse dall’urbano trentatré, senza un grazie, un sorriso.
Si pensava buono, per questo. Meritevole di qualcosa.
Ma ora non capiva il motivo del suo gesto, non capiva come la sua mente bianca avesse potuto macchiarsi così tanto.
Sporcarsi a tal punto.
Era buono Arthur, e il corpo sulle sue spalle non rendeva giustizia alle persone che salutano scendendo.
Pen era alta, ma leggera. Di quella magrezza che non ci pensi al perché. Con le braccia bianche, dove rimaneva impresso ogni schizzo della penna pesante di Arthur, ogni stretta troppo forte, faceva sgorgare in superficie una parte della sua anima rosso sangue, destinata a marcire di un verde spento, terribile.
E Pen era lì, con le mani che gli scivolavano sul dorso, mentre Arthur camminava su quella strada nera, che conduceva al bacino di irrigazione dei grandi campi di famiglia.
La notte fonda era l’unico taglio razionale tra quei due. L’unico affondo motivato di quella sera, di una lama che non trafigge.
Ed era buio. Quell’oscurità senza spettri, che intimoriti rimangono nei loro corpi, ad attendere chissà cosa, chissà quando.
Forse era per questo che avanzava così velocemente, sforzandosi pure di guardare in terra, e tenendo stretta per la vita Pen, con gli occhi ancora socchiusi.
Aveva paura di sciupare il suo corpo. Di rovinarla ancora, più di quanto avesse già fatto durante tutti questi anni di colpi ai reni e di pugni proibiti.
Cercava di sentire i sospiri flebili attraverso la camicia rubata a Ronald.
Ma non c’erano. Non più a riscaldare la sua pelle. E fargli capire che durante le sere insonne, dormendo al suo fianco, non fosse davvero morta, come lui immaginava nel peggiore dei suoi mondi.
Ma ora. Ora nulla sembrava essere al posto giusto, nemmeno Pen, stesa longitudinalmente sulla sua schiena, doveva trovarsi lì.
La strada lunga, di pochi passi prima, sembrava arrivata al termine. Quel bacino stagnante di acqua densa, era il giaciglio perfetto.
La immerse con ultimo amore, bagnandola lentamente, per illudersi di poter far abituare il suo corpo al freddo.
Prese le sue mani, tagliate dalle pagine dei libri sfogliati di fretta, e le baciò fotografandole con la mente sotto la luce di un cielo con le stelle, staccate.
La fece scendere.
Pronunciando arrivederci, come lento epitaffio.